Per una qualunque notizia, parere o informazione, su qualunque argomento e su chiunque, la risposta, oggi, è sempre la stessa: INTERNET.

Su questa pagina riporto più o meno quanto è già noto sul mio conto e qualcosa di più sui temi di interesse comune che seguo da vicino.


lunedì 27 aprile 2009

Salva la costa, ora assalto alle Associazioni

Nel Consiglio regionale Abruzzo, venerdì scorso, si è corso il rischio di avere approvati tre emendamenti che avrebbero significato la definitiva cessione ai privati degli arenili abruzzesi consentendo agli stabilimenti balneari di recintare le proprie concessioni sul demanio dello Stato. L'attività di divulgazione e pressione, esercitata principalmente dalle Associazioni di Protezione Ambientale, ha costretto, sotto anche la minaccia dei successivi ricorsi, al ritiro degli emendamenti.

Contemporaneamente da Roma arrivano ulteriori assurde notizie: il disegno di legge 2271 propone una modifica alla norma dell'8 luglio 1986 recante indicazioni in merito alla responsabilità processuale delle associazioni di natura ambientale. La nuova legge prevede che, nel caso un ricorso delle Associazioni di Protezione Ambientale fosse respinto perchè manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno subito.

Considerando che il fermo lavori di grandi cantieri ha costi ingenti per i promotori dell'opera, la nuova norma porterebbe le associazioni, che si muovono sempre sull'opera di volontari senza avere coperture economiche importanti, all'impossibilità di operare nell'interesse della collettività.

Sullo scampato pericolo: http://lagramigna.blogspot.com/2009/04/vogliono-toglierci-il-mare.html

Sulla legge blocca ricorsi: http://www.eddyburg.it/article/articleview/13059/0/352/
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venerdì 24 aprile 2009

Sempre più cemento in spiaggia!


Tre consiglieri della Regione Abruzzo propongono, ovviamente con il ben collaudato sistema di infilare un emendamento in leggi di differente indirizzo, di consentire agli stabilimenti balneari sulle spiagge abruzzesi di realizzare recinzioni alte fino a m.1,80 sulle superfici del demanio marittimo. Dopo anni di difficile pianificazione volta a regolamentare le utilizzazioni degli arenili, bene pubblico per eccellenza, indecentemente affidati a concessionari per farne un utilizzo privato a fini di lucro, si vorrebbe ora, con un solo voto che si terrà oggi in Consiglio Regionale, consentire l'appropriazione definitiva della nostra costa a vantaggio di pochi. Ma i signori tre consiglieri amministrano una collettività o l'interesse di pochi balneatori?


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martedì 21 aprile 2009

Una luce sul Borsacchio?

Sulla Riserva Naturale del Borsacchio forse si inizia a fare sul serio. Dopo il Consiglio della Provincia di Teramo di oggi sembra che si possa arrivare all’immediata nomina dell’Organo di Gestione.
Una mozione approvata con il voto di 14 Consiglieri su 16, indica al Presidente della Provincia di procedere con tempestività. Ernino D’Agostino, dal canto suo, ha assicurato che procederà tempestivamente e già da domani, ha annunciato, trasmetterà alle Amministrazioni Comunali di Roseto degli Abruzzi e di Giulianova, alle Associazioni di Protezione Ambientale, all’Università e al Corpo Forestale dello Stato, la richiesta di designazione dei componenti dell’Organo di Gestione della Riserva, con la garanzia che, se tali indicazioni non dovessero pervenirgli nel termine di dieci giorni, procederà ugualmente alla nomina dei componenti dell’Organo di Gestione.
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domenica 19 aprile 2009

Giovanni Soldini

Uomo, mare e Aree Protette. La splendida intervista a Giovanni Soldini su: http://www.avoicomunicare.it/sites/default/static/archivio_video_09.html
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mercoledì 8 aprile 2009

Il Corriere della Sera: omaggio all'Abruzzo

Fa male pensare adesso alla parola che più associavo all'interno dell'Abruzzo, alla bellissima città dell'Aquila, alle sue frazioni, ai borghi antichi, ai paesaggio naturale che la circonda. La parola era: intatto. Almeno considerato come contraltare alle brutali edificazioni della costa adriatica trasformata in un unico serpentone di seconde case, o alle valli piene di centri commerciali e case nuove tirate su come si sa. Anche questa è geografia d'Abruzzo: le piccole americhe dei grandi centri commerciali, dei megacinema, l'orribile moderno; e la sostanza agricola, contadina e anzi montanara del capoluogo, quella conca che si apre dopo un'ampia curva sulla Roma-L'Aquila stretta tra il Gran Sasso e i parchi nazionali più selvaggi del Paese, ma con il suo cuore d'arte. Facce, anche, geografia umana. E facce anziane soprattutto. Facce attonite come tutte le facce di fronte all'inconcepibile, un terremoto, il mondo che si scuote e crolla giù. Attraversare un secolo intero e poi guardarlo da una panchina, una coperta addosso. Eppure quelle facce, queste facce, sono anche loro, com'era il centro del centro d'Italia, in qualche modo intatte. Magnificamente intatte. Nel senso di non corrotte. Dure, forse, non c'è una lacrima, la disperazione è per così dire tutta interna. Attente, è la parola giusta. E pare di vedere, in queste facce e in questi sguardi diritti, qualcosa di simile alla saggezza e all'orgoglio. Facce d'Abruzzo, gente di terra, legata alla terra, che pure il mondo l'ha percorso in lungo e in largo, ma che di terra riconosce solo quella. Una patria generosa protetta dalla distanza. 99 piazze, 99 fontane, 99 chiese, questo si diceva de L'Aquila, accettandone quell'essere intatta. Come quelle facce che guardano dritto, senza una lacrima, nel giorno dei dramma. (Corriere della Sera)
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venerdì 3 aprile 2009

Contro la proposta di Decreto "Orsi"


Petizione LIPU per fermare la proposta di legge su http://www.lipu.it/tu_petizione_cacciaselvaggia.htm
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martedì 10 marzo 2009

Federparchi guarda al mare

Giampiero SAMMURI è stato eletto all'unanimità nuovo presidente di Federparchi. Sammuri, presidente del Parco regionale della Maremma, sarà affiancato dalla nuova Giunta esecutiva costituita da tre vicepresidenti, Gianfranco GIULIANTE (presidente del Parco nazionale della Majella), Antonello ZULBERTI (presidente del Parco naturale Adamello Brenta) e Salvatore SANNA (presidente dell'Area Marina Protetta di Capo Carbonara), e da altri tre componenti, Franco BONANINI (presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre), Domenico PAPPATERRA (presidente del Parco nazionale del Pollino) e Sebastiano ROMANO (presidente dell'Area marina protetta del Plemmirio).

Federparchi assume una veste più completa: dalle vette delle Alpi e dell'Appennino si scende nei fondali dei mari sardi e siciliani passando per il mar ligure e fermandosi lungo le coste toscane. Un'ottima composizione di una Giunta affidata ad un ottimo Presidente a cui auguriamo tutto il bene possibile e tanto tanto lavoro!
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giovedì 26 febbraio 2009

Un Adriatico che muore

Riporto integralmente il testo dell'articolo pubblicato su "La Repubblica" di ieri:

Le reti vuote dell' Adriatico
Repubblica — 25 febbraio 2009 pagina 33 sezione
Peschereccio ANTONELLA LUCI (Nel mare Adriatico al largo dell' Abruzzo)
Sotto, il mare è vuoto. Il deserto, sommerso, è invisibile dal ponte invaso di corde indurite dalla neve e dagli spruzzi, di reti e di catene. La chiglia si impenna e precipita in un impasto nero e grasso, come una valanga di ferro e di cemento in cerca di un' altra ondata bianca che la respinga dalla sabbia nel vento. Sopra, l' Adriatico è pieno. Anche la selva dei pescherecci, in superficie, si nega agli occhi che però possono, con uno sforzo, sentirla vicina nelle ombre che non smettono di scorrere. Le luci sono spente e di visibile c' è solo il rumore dei motori, così prepotente da assumere un profilo e un odore. È notte, la prima in cui si cala dopo quattro inutili di tempesta.
Ma le alici, tra Pescara e Giulianova, sono scomparse. Il filo delle loro tracce possibili, verde e leggero, resta impresso nel sonar. Il sacco, per diffidenza, viene tirato a poppa appena una striscia prugna rivela il Gran Sasso e la Maiella, lontano. «Alacce» sussurra alla radio il capitano dell' «Antonella Luci». Devono saperlo anche quelli sulla «Costellazione», che tira la seconda estremità della «volante». Quintali di un novellame dell' aringa, stretti in una palla enorme, gonfia di pesci e sospesa dalla gru. Vale meno dell' immondizia e il mozzo, rapido e muto, scuce la maglia. Milioni di alacce, soffocate, ripiombano ed esplodono nella schiuma che le rigurgita, d' argento, come una bomba in cui si gettano le nuvole dei gabbiani. Centinaia di barche, ora, svuotano fra Termoli e San Benedetto.
Alicette, boghe, sugherelli, sciabole, mustelle, gronchetti, trigliette, zerri: tonnellate di «lische povere», inutili a terra, scaricate nella corrente. Il segreto mostruoso del medio Adriatico italiano è custodito in questo incessante prendere per buttare, nel togliere tutto affinché resti appena qualcosa.
Sembrerebbero predone, le marinerie, vecchi pirati. Invece sono schiavi e sanno di bruciare, per due mani di padroni, ciò che resta del loro tesoro. Non è senza significato che tutto possa accadere «fuori e sotto», dove nessuno di chi sta «dentro e sopra» assiste all' ultima aratura dei fondali.
Anche l' Abruzzo e il Molise, terra di pastori e di contadini scesi infine sulla costa, seguono con annoiata indifferenza l' agonìa della loro piccola pesca, lo spegnersi della vita nel mare, la fuga impressionante dei pescatori dagli scafi invecchiati. Una stagione si chiude, ed una storia, con un altro doloroso e taciuto fallimento. All' orizzonte, una ritirata verso il nulla. Lasciare che il tempo, per giorni, scorra nei porti, nei mercati delle aste, sulle coperte degli strascichi, delle vongolare e delle lampare, è come seguire la parodia di un Paese concentrato nella celebrazione del proprio funerale, senza badarci troppo. «In mare non resta quasi niente - dice l' armatore Giuseppe Gasparroni - così si pesca sempre di più. Uno sforzo insostenibile, garantito da pescatori ignoranti, grossisti irresponsabili e politici corrotti». Dopo quarant' anni di razzìa, il cerchio si chiude. L' Adriatico è uno dei mari più inquinati del mondo. Era il più ricco, con oltre 700 specie: per i biologi gli resta un decennio di «mutante equilibrio».

La temperatura è salita di 2 gradi. L' acqua, solo balneabile, è infetta. Alghe, molluschi e pesci tropicali, trasportati sotto le chiglie o nelle acque di stiva delle navi, consumano la vita originaria. Il 70 per cento del pesce venduto, è importato da Asia, Africa, America del Sud e Mare del Nord. Decimati, in otto anni, i pescatori italiani: da 48mila a 30mila. Le barche, da 20mila, sono crollatea nemmeno 14mila. In Abruzzo restano 6mila addetti e 800 pescherecci. In Molise, la più piccola flotta italiana, sopravvivono mille uomini e 70 barche. Età media: 56 anni. Giovani: una rarità!
Nessun settore del lavoro ha mai registrato un simile crollo, certificato dalla cifre ufficiali: un quarto di catture in meno solo nell' ultimo anno.
«Sembrerebbe una selezione positiva - dice ad Ortona il fisico Lelio Del Re - un salvifico disarmo.
Le statistiche coprono invece l' ennesima truffa». La grande fuga dal mare moribondo, infatti, non esiste. I pescherecci, acquistati con i fondi dello Stato e dell' Europa, vengono ora rottamati grazie ad altri fondi dello Stato e dell' Europa. Migliaia di licenze, passano nelle mani di pochi investitori finanziari. Le barche, secondo il ministero più piccolee dotate di motori meno potenti, raddoppiano invece clandestinamente stazza, reti e cavalli. Nessuno cala sacchi con maglie da quattro centimetri, per risparmiare i piccoli. «Se non usi quelli illegali da uno - dice il retista Mario D' Incecco detto Vulcano - ormai torni vuoto. Le reti devono misurare chilometri,i motori da 250 superano in realtà i mille cavalli. È come cacciare gli ultimi fringuelli con il bazooka».

Anche i pescatori non si estinguono. Spariscono nel somda ricchi, tornano poveri. «I controlli - dice il comandante di peschereccio Mario Camplone- da Ortona in giù non esistono. Il Sud è una distesa dove vale una sola regola: chi arriva prima ed è più grosso, fa ciò che vuole e si prende tutto». L' abuso è così distruttivo che i vongolari, che da decenni rasano costiere, riservee aree tossiche con le turbosoffianti, vengono indicati come «esempio felice di autoregolamentazione». merso tollerato che ormai soffoca il Mediterraneo. Sul molo di Giulianova, o di Pescara, alla mezzanotte della domenica si muovono senegalesi, tunisini, marocchini, albanesi, algerini, ghanesie messicani. Sette imbarcati su dieci, lungo l' Adriatico, sono immigrati pagati in nero. Gli altri sono disoccupati di Puglia, Campania e Calabria, i nuovi pendolari della crisi. Da domenica a giovedì a bordo, 200 euro a settimana.
La banchina di Vasto, verso sera, è occupata da tonnellate di catene e di magli agganciati alle reti. Sono le nuove «americane», gli strascichi importati dall' Atlantico africano. Due per barca, scavano la sabbia con le lame e incidono solchi di metri sul fondo. Un vento marcito si alza irrespirabile da colonne di fango. «Chi passa dopo - dice Carla Giansante all' Istituto zooprofilattico di Giulianova - non pesca niente per settimane. Eppure non esiste uno studio attendibile sugli effetti di questa aratura senza precedenti. I ricercatori sono uno strumento politico: o certificano e autorizzano un interesse economico, o vengono emarginati». Il risultato, sul porto canale lungo alla foce del Pescara, è stupefacente. Centinaia di massi sottomarini, essenziali per la riproduzione, strappati in alto mare e abbandonati sulla strada. Sulla spiaggia, tra Ortona e Termoli, c' è invece il cimitero degli scogli. Vengono staccati dalle coste croate con i martelli pneumatici e venduti clandestinamente ai pescatori italiani. Nelle fessure, i datteri di mare, protetti in tutto il
Mediterraneo. «Valgono - dice un commerciante nel Caffè Fachiro di Termoli - più della cocaina».
È un reato sia offrirli che consumarli. Quattro ristoranti della costa, tra Pescara e Francavilla, li presentano però oggi ai loro clienti. Basta insistere appena: un piatto, 52 euro. «La verità - dice il veterinario pescarese Vincenzo Olivieri - è che la pesca italiana non ha regole, non ha dati credibili e si esercita senza controlli. Tutto falso, dalla quantità al reddito dichiarato. La biomassa pescabile, in pochi anni, è crollata. L' unica misura adottata è stato il fermo». Una beffa.
In Adriatico i pescatori, a spese pubbliche, devono restare a terra un mese tra luglio e agosto. Centinaia di piccoli armatori tengono così barche in Croazia: nello stesso mare, in estate pescano il doppio. Gli altri vagano nel Mediterraneo, in acque internazionali, e sbarcano il pesce nei porti amici. «Ortona, Termoli, tutta la
Puglia e la Sicilia- dice Carlo Salvatore, responsabile della Lega Pesca di Abruzzo e Molise - sono considerati fuori controllo. Altrimenti si va in Croazia, in Albania e in Grecia, lungo la costa africanao in Spagna: e da lì il pesce adriatico torna in Italia pulito». Per i piccoli pescatori, è devastante. In estate le importazioni sfondano quota 90%. Nelle trattorie dei porti si mangia persico del lago Vittoria e pangasio del Mekong, il fiume più inquinato del Vietnam. Gli italiani si buttano sul surgelato, sullo sfilettato e sui bastoncini. Il prezzo, serve e qual è il prezzo. Notti e giorni attaccati a telefono e radio, con l' incubo di non coprire le spese del gasolio. Per un chilo di alici mi danno 60 centesimi: a Pescara le comproa 4,50 euro, a Roma dopo due ore salgono a 9. Certe sere devo cedere a 50 centesimi e al mattino, a Milano, si vende a 16 euro. Se non accetti, ti ritiri».

È questo l' Adriatico, devastato da fiumi tossici e coste cementificate fino alla spiaggia, che lo Stato cede in appalto a un pugno di trafficanti che il mare non lo vedono nemmeno. Al punto che di 700 specie, per risparmiare costi, non ne sfruttano più di 60 e in tavola ne mandano una ventina. Tutto il resto, pescato, ucciso e distrutto. «La pesca- dice Pietro Giorgio Tiscar, scienziato dell' Università di Teramo-è un' attività economica biologicamente predatoria. Si esercita in mare, ma tutto si decide a terra, dove chi pesca non c' è. Le analisi garantiscono che un pesce non faccia male, non accertano se fa bene. Il mercato assicura la costanza della fornitura, non la sua compatibilità con la vita marina. Dopo anni di abbandono, siamo al limite. Sei pescatori non si decidono a unire le forze per controllare direttamente quantità e prezzi, sono destinati a sparire. Se i consumatori non capiscono che il "pesce povero" quando è fresco è ottimo, sono destinati a strapagare il conto per chi pesca, crolla.
Un canale, aperto nel mistero, che non si chiude più. «Frodi e reati - dice il vice comandante della Guardia costiera di Pescara, Donato De Carolis- si moltiplicano. Seppie dell' Atlantico invece che dell' Adriatico, totani del Pacifico al posto di calamari mediterranei, limanda africana spacciata per sogliola, brotola senegalese per cernia, squalo smeriglio per pesce spada, pollack per merluzzo, polipi argentini per moscardini. E poi orate e spigole, allevatea olio di colza». Le sanzioni sono così basse che sollecitano la trasgressione. Il fermo pesca? Un danno costoso. «Biologicamente - dice il direttore degli armatori molisani, Domenico Guidotti - è inutile. Andrebbe fatto semmai in primavera, o in autunno, se si volesse proteggere la maggioranza dei pesci. Economicamente, per i pescatori, è una mazzata. Alla ripresa si prendono solo triglie e dopo due giorni non conviene nemmeno portarle a terra. Il governo dovrebbe chiarire chi tutela questa sosta». Con la garanzia dell' anonimato, sul molo di Giulianova, lo spiega Luciano, grande commerciante. «In Italia il mercato - dice - lo fanno in venti. Per il tonno, addirittura in tre. Quaranta per il pesce azzurro. I
grossisti sono controllati dalle banche e ricattano i pescatori, a cui anticipano o prestano i soldi per pagare i debiti. Le società sono nelle mani di investitori stranieri, spagnoli, giapponesie dell' Europa orientale, che possiedono il monopolio delle importazioni.E qui il cerchio si chiude. Il pesce importato costa meno e rende di più, tagliai prezzi del pescato nazionale, strozza i piccoli e soddisfa industrie e banchi della grande distribuzione. La politica si pagai costi elettoralie finge di rispondere alle pressioni atlantiche della Ue.

Uno scambio: licenza di distruggere per licenza di speculare. A saltare, chi va in mare e chi entra in pescheria». Per questo i mercati ittici sono semideserti. In quello di Ortona, nella sala aste, c' è un solo comandamento: «Non mangiare, non bere e non sputare». Come sempre, anche oggi arrivano poche casse. Nessuno accetta di dichiarare il pescato, pagare la commissione e pure le tasse. La vendita, via telefono satellitare, si consuma nelle cabine dei pescherecci ammassati al largo, attorno alle piattaforme del gas. Dialetto e parole in codice, un volume assordante.I comandanti, gli stessi armatori, sono dipendenti dei grossisti. «Appena ritiri la rete - dice Mario Camplone- conti le casse e riferisci la quantità al tuo uomo. È lui a decidere se devi portarea terrao buttare via, quanto ne gelato allevato in mezzo mondo. L' Adriatico muore: l' Italia, con i suoi piccoli pescatori, si gioca la cultura del mare».
Come è avvenuto con il tonno rosso, in estinzione. Al largo di Abruzzo e Molise centinaia di pescherecci aspettano già il passaggioe l' apertura della caccia, a metà aprile. Milioni di investimenti, tecnologia militare, quote pesca accumulate tra l' Africa e la Spagna. E' una guerra vera, contro pugliesi e siciliani, con affondamenti e rappresaglie, taciuta e coperta. Chi intercetta il branco, in un giorno, mettea bordo 200 mila euro. Nessuno sa, nonostante controlli e inseguimenti, quanto se ne cattura.
«La verità - dice Antonio Fanese, pescatore - è che si consuma una strage. I piccoli da tre chili, vietati, vengono ceduti agli ingrassatori croati. Ciò che eccede la quota, viene sbarcato di notte in laboratori clandestini del Sud, o portato a Malta, o in Spagna. Ingrassa in gabbia, prima di finire in Giappone per 35 euro il chilo.
Non conosco chi denunci più di terzo del pescato». Una partita di tonno presa nella fossa di Pomo, fra Termoli e Vasto, è finita al gonfiaggio in Portogallo, trascinata via mare in Cina, messa in scatola in Thailandia e venduta in un alimentari di Avezzano come prodotta in Sicilia da una società di Tokio. «Un mondo al collasso- dice a Giulianova Vincenzo Staffilano, leader degli armatori abruzzesi- paga le scelte scellerate di una politica che si nutre di regole apparenti. Le proiezioni dicono che entro cinque anni la biomassa pescabile calerà del 70%e l' Adriatico sarà esaurito. Nel 2013 cesseranno anche i fondi Ue: deve essere chiaro che, senza limiti drastici, peri pescatori italiani il conto alla rovescia è già partito». Il mare senza pescatori, come la campagna senza contadini e la montagna senza allevatori.
In Abruzzo e in Molise si annuncia la rivolta, a partire dalla truffa di Stato sulle «Blue Box». Ma si sa bene che, in una riserva di «colpevoli», nessuno può permettersi di reggerla. Un Paese all' epilogo delle sue risorse, alla fine di una parabola, che rinuncia alla propria civiltà pur di salire sull' ultimo giro di giostra di un mercato già fallito. Solo Tierro, sull' »Antonella Luci», non conosce il rimpianto che, con la passione per una vaga paura,
unisce oggi l' Italia. Immigrato dal Senegal, in quattro anni di aggiughe siè costruito una flotta a Dakar. Pescando in Adriatico fa pescare nell' Atlantico. Pochi, negli Abruzzi estinti, sono abruzzesi quanto lui. Se rientra, non può tornare. Così rimane qui, in mare, senza una parola: ed è il suo più doloroso rimpianto.
DAL NOSTRO INVIATO GIAMPAOLO VISETTI
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giovedì 12 febbraio 2009

200 anni di AUGURI

Duecento anni fa, il 12 febbraio 1809, nasceva Charles Darwin, il naturalista inglese che esattamente 50 anni dopo, a seguito di una vita dedicata alla ricerca scientifica in giro per il mondo, dava alle stampe l'opera che lo rese famoso: "L'evoluzione delle Specie". Il testo, esauritosi nella sua prima stampa il giorno stesso della pubblicazione nelle librerie inglesi, è stato il passo cruciale per la definitiva affermazione della teoria evoluzionista. L'origine di tutte le teorie che oggi, universalmente riconoscite, regolano le scelte di governo del territorio nel rispetto degli ecosistemi che lo compongono. La considerazione che oggi noi tutti abbiamo nei confronti della diversità e di tutti gli aspetti della vita animale e vegetale, nonchè dell'ambiente in cui essi vivono, discendono dal lavoro di DARWIN.
Auguri Charles!!!
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giovedì 29 gennaio 2009

Una firma per la Riserva Grotta delle Farfalle

Associazioni e Comitati della provincia di Chieti promuovono una raccolta firme a tutela di un tratto di costa ancora relativamente incontaminato in comune di Rocca San Giovanni in località la Foce, alla fine della stupenda vallata identificata come Sito di Interesse Comunitario, in prossimità del mare, limitrofo alla Riserva Naturale Regionale “Grotta delle Farfalle”.
Si tratta di un progetto di 9.000 mc con 60 miniappartamenti, piscina, campi da tennis, teatro all'aperto, piazza pavimentata, e parcheggio sotto una bellissima pineta, oggi ancora poco antropizzata, che andrebbe a stravolgere l'area della foce del Torrente Fosso Grande. Un corso d'acqua che proprio per la sua naturalità ha meritato il riconoscimento europeo e l'istituzione della Riserva Naturale.
Firmare la petizione significa far capire all'Amministrazione locale che esiste una collettività che da ancora valore agli aspetti naturali e culturali del nostro territorio.

Aggiungi la tua firma :

mercoledì 28 gennaio 2009

AMP Torre del Cerrano. Si spera ancora!

Di seguito il comunicato diffuso oggi dall'ANSA,
la maggiore agenzia giornalistica italiana:

CRO S43 QBXA AMBIENTE: SBLOCCATO ITER PER AREA PROTETTA CERRANO (ANSA)- PINETO (TERAMO), 28 GEN - Il decreto attuativo dell'Area MarinaProtetta del Cerrano verrà firmato anche senza la copertura finanziaria. È quanto emerso dall'incontro che il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, e il suo vice, Robert Verrocchio, hanno avuto nel pomeriggio a Roma con il Ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Questi ha spiegato le ragioni del ritardo dellafirma da parte della sua collega Stefania Prestigiacomo, che ha lacompetenza in materia, sul decreto attuativo. «La mancata copertura finanziaria - ha affermato il sindaco - è il motivo principale. Ma noi abbiamo dato la nostra piena disponibilità a rinunciare alla prima parte dei fondi purchè la firma sul decreto attuativo arrivi al più presto». Durante l'incontro Rotondi ha telefonato alla Prestigiacomo per accelerare i tempi sulla firma dopo la disponibilità del Comune di Pineto a rinunciare ad una parte dei fondi necessari per portare avanti il progetto. Ed è probabile che entro un mese arrivi la firma. (ANSA). COM-AND 28-GEN-09 18:52 NNN

L'estate scorsa vennero pubblicamente promesse le stesse cose. Ma la speranza è sempre l'ultima a morire!
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lunedì 26 gennaio 2009

Unione Parchi e Natura d'Italia

A sinistra i tre Presidenti delle Associazioni interessate all'Unione, nel momento della presentazione a Roma, con Nino Martino e Maurilio Cipparone, rispettivamente vice-presidente e socio onorario dell'AIDAP

In occasione del seminario sulle professioni nelle aree protette, organizzato da AIDAP e Federparchi il 14 gennaio scorso al Parco regionale dell’Appia Antica in Roma, è stata pubblicamente presentata l’Unione per i Parchi e la Natura d’Italia che riunisce sotto un unico coordinamento le maggiori associazioni che si occupano di professioni legate alle aree protette e cioè:

  • AIDAP- Ass. Italiana Direttori e Funzionari Aree Protette
  • AIGAP- Ass. Italiana Guardie Aree Protette
  • AIGAE- Ass. Italiana Guide Ambientali Escursionistiche

Le attività di coordinamento saranno garantite da un Comitato composto da tre rappresentanti per ogni associazione e da un portavoce indicato congiuntamente dalle tre associazioni, comitato che si farà carico anche di rapportarsi all’esterno con l’opinione pubblica, con le istituzioni e i vari soggetti politici al fine di proporre e suggerire provvedimenti e iniziative legislative e di indirizzo gestionale funzionali al miglioramento della gestione e tutela delle Aree protette.

L’Unione vuole offrire il proprio contributo tecnico e culturale al mondo della gestione delle Aree naturali protette e dell’ambiente per il consolidamento e la costituzione di adeguati strumenti di gestione ed efficacia dei parchi.

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venerdì 9 gennaio 2009

A Bologna finalmente vera Urbanistica

A Bologna a fine gennaio finalmente si avrà il coraggio di mettersi in discussione. Il mondo degli architetti ha, infatti, sempre guardato con diffidenza coloro che in qualunque modo credevano nella primaria importanza dei cicli della natura e del rispetto verso gli ecosistemi, nonchè agli aspetti sociali delle comunità insediate storicamente sul territorio. Da qualche tempo queste tematiche sono entrate davvero nei dibattiti delle scuole di architettura.
Per la nostra epoca, contrassegnata da razionalità ed economicità, parlare di ecologia e di sociale diventa importante. Se ciò poi avviene in dibattiti voluti da quello stesso ambiente che ha consacrato le "archistar" nel mondo ed ha giustificato qualunque intervento si sia sviluppato a danno del patrimonio naturale, tutto ciò diviene davvero un momento di svolta.

In un programma valido e nutrito di presenze ed argomenti tra i più vari, due sono gli incontri maggiormente rivoluzionari:

1) L'incontro con Franco La Cecla, antropologo, ricercatore nel settore dell'urbanistica ed autore, tra gli altri, di un recente saggio "Contro L'Architettura" divenuto in breve un testo fondamentale per capire il mondo deviato in cui si muove l'architettura moderna.


2) Il dibattito con Jeremy Rifkin, professore dell'Università di Berkley, ormai conosciuto in ogni parte del mondo per le sue profetiche teorie sulla difficoltà per il pianeta di sopportare le attuali forme di sviluppo.
Il programma completo è scaricabile su www.urbaniafestival.it .

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venerdì 26 dicembre 2008

Buone Feste e buon 2009

Il Babbo Natale della Riserva Naturale dei Calanchi di Atri (Te) nelle scuole elementari. AUGURI a TUTTI!!!
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lunedì 15 dicembre 2008

Organismo di Gestione per la Riserva Borsacchio


Confermato: il 27 novembre 2008 con Delibera di Giunta n. 1153 la Regione Abruzzo, alla luce dell'immobilità del Comune di Roseto degli Abruzzi, ha deciso di trasferire le competenze gestionali della Riserva Naturale regionale Guidata del Borsacchio alla Provincia di Teramo. Le Associazioni di protezione Ambientale chiedono ora l'attivazione di un organismo di gestione desumibile dallo schema sopra riportato; tratto dal Piano di Assetto Naturalistico proposto per la stessa Riserva.
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lunedì 1 dicembre 2008

Riserva Borsacchio alla Provincia di Teramo

All'ordine del giorno della Giunta della Regione Abruzzo di venerdì scorso era prevista la discussione delle problematiche collegate al mancato avvio delle attività di Gestione della Riserva Naturale del Borsacchio (Tra Roseto degli Abruzzi e Giulianova in Provincia di Teramo).
Dalle indiscrezioni trapelate subito dopo la seduta sembra che, finalmente, alla luce dell'immobilità del Comune di Roseto si sia deciso di trasferire le competenze gestionali della Riserva alla Provincia di Teramo, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

La speranza sarebbe quindi ora nella capacità degli amministratori provinciali che, seguendo la logica, dovrebbero procedere speditamente a fare quello che il Comune non è stato in grado di fare in più di tre anni.

A) Nominare un Comitato di Gestione per il quale gli indirizzi normativi chiedono una rappresentanza mista tecnica, politica e associativa. Un Comitato di Gestione rappresentativo, a titolo di esempio, potrebbe aver una composizione come segue:
  • Il Presidente del Comitato nominato dalla Provincia di Teramo.
  • Due rappresentanti del Comune di Roseto (Convenzionalente uno di maggioranza e l'altro di opposizione).
  • Un rappresentante del Comune di Giulianova.
  • Un rappresentante delle Associazioni di protezione ambientale di interesse nazionale (L.349/85).
  • Un rappresentante dell'associazionismo locale (associazioni iscritte all'Albo provinciale).
  • Un rappresentante delle Università o centri di ricerca locali.
  • Un rappresentante del Corpo Forestale dello Stato.
B) Portare all'esame del Comitato di Gestione il Piano di Assetto Naturalistico per eventuali modifiche o richieste di approfondimento prima dell'adozione da parte della Provincia.

C) Far provvedere alla tabellazione del perimetro della Riserva Naturale e chiedere alle autorità competenti di attivare l'adeguata sorveglianza del territorio affinchè si ottenga il rispetto delle norme di salvaguardia vigenti.

D) Provvedere a tutti gli altri adempimenti che la legge istitutiva richiedeva fossero attivati in massimo 90 giorni.

Un riepilogo degli avvenimenti che hanno animato negli anni la vicenda della Riserva Naturale del Borsacchio sono ben riassunti nell'intervento di Franco Sbrolla tenuto in occasione della presentazione pubblica del Piano di Assetto Naturalistico e pubblicato sul sito Zetetes all'indirizzo: http://zetetesnews.blogspot.com/search/label/Borsacchio
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domenica 9 novembre 2008

Ciclisti ed Ambientalisti, alleanza importante!

Muoversi insieme tra appassionati di ciclismo e movimenti ambientalisti affinchè l'uso diffuso della bicicletta come mezzo di trasporto, ecologico per eccellenza, divenga una realtà almeno lungo la costa adriatica.
Questo è uno degli elementi di maggiore importanza che è emerso ieri a Giulianova (Te) in una gremita sala conferenze del Loggiato del Bevedere dove si è svolto l'incontro, organizzato dal Centro di Educazione Ambientale "Torresi", sul tema delle piste ciclabili lungo la valle del Fiume Tordino, per collegare Teramo alla costa, e attraverso la Riserva Naturale del Borsacchio, per completare il Corridoio Verde Adriatico Marche-Abruzzo.

La volontà di far utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto oltre che come strumento sportivo diviene, infatti, anche un sistema per rendere fruibili, in maniera sostenibile e quindi controllata, aree naturali di estrema importanza come gli alvei fluviali o le zone costiere non ancora antropizzate massicciamente. Una fruizione che può fare solo bene in considerazione dell'utilizzo a pseudo-discarica che la nostra epoca ha riservato a queste aree naturali laddove siano marginali rispetto ai luoghi maggiormente sorvegliati.
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venerdì 7 novembre 2008

Pineto ... si può fare, basta volerlo!

Quando sento dire ad un amministratore di qualunque Ente o Autorità, che per fare tutela ambientale ci vogliono soldi, da un pò di tempo a questa parte rispondo sempre con la stessa frase: "perchè a Pineto hanno trovato il petrolio?".

No tutt'altro! A Pineto (Te), piccola e piacevolissima cittadina della costa adriatica abruzzese, non appena si è saputo che si volevano posizionare piattaforme di esplorazione petrolifera davanti alle loro coste si sono attivati per conoscere meglio la situazione al fine di mettersi al riparo da possibili conseguenze da un punto di vista ambientale.

Ma l'attività di quell'amministrazione sarebbe da prendere a modello per molti comuni abruzzesi e del resto d'Italia. Peccato che le statistiche sulla qualità di vita sia riservata alle grandi città!

In pochi anni il comune di Pineto ha introdotto la raccolta dei rifiuti porta a porta, ha salvaguardato da speculazioni edilizie i territori collinari e gli spazi agricoli, ha promosso l'istituzione dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano, ha tutelato una pineta storica di grande estensione e gli ultimi lembi di duna costiera in Abruzzo, ha riqualificato gli edifici e gli spazi storici del paese, ha realizzato decine di chilometri di piste ciclabili, ha abbellito ed esteso le aree pedonali del centro, ha introdotto i parcheggi rosa per le mamme in attesa, ha combattuto l'inquinamento dei fiumi, ha tutelato le aree naturali fluviali, ha avviato programmi culturali di prim'ordine, ha ottenuto la certificazione EMAS,

ha fatto, insomma, tutto ciò che qualunque società civile dovrebbe avere come base nella proprie aspirazioni. Senza clamori, senza aver vinto alla lotteria e senza voler insegnare nulla a nessuno.
Un insegnamento l'hanno comunque dato: quando si vuol fare ... si può!
Centro Sinistra? Centro Destra? E a chi interessa!!? Hanno semplicemente fatto bene!!!
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lunedì 3 novembre 2008

Petrolieri in Adriatico

La Petroceltic International si è aggiudicata presso il Ministero per le Attività Produttive nove permessi di esplorazione per giacimenti di petrolio in Adriatico al largo della costa abruzzese. La società irlandese ha ottenuto lo sfruttamento incondizionato di vaste zone dell'entroterra abruzzese e di un'area costiera che si estende da Martinsicuro alle Isole Tremiti.

John Craven, direttore esecutivo della Petroceltic International: «L'Italia è un buon posto dove fare business. Le condizioni fiscali sono favorevoli, i costi di estrazione bassi, non ci sono rischi politici, le infrastrutture sviluppate, la competizione è limitata ed i produttori possono beneficiare di prezzi elevati per quanto riguarda petrolio e gas».
La vicenda è sbarcata qualche giorno fa in Parlamento. Il senatore Legnini ha interrogato il ministro dell'Ambiente. «Risultano rilasciate varie autorizzazioni per l'estrazione di petrolio e gas su terra e mare. E' in fase di avvio il centro Oli di Ortona, contro cui si è schierato il consiglio regionale abruzzese. E, soprattutto - ha dichiarato l'onorevole del Pd - risultano rilasciati nove permessi di ricerca petrolifera alla Petroceltic, per un totale di circa 2.500 chilometri quadrati, sul Mar Adriatico». Risposta del ministro Vito: «Confermo l'apprezzamento del Governo rispetto alla prosecuzione delle attività di ricerca e estrazione, che rivestono una grande importanza nel quadro del fabbisogno energetico del Paese».

Chi ci guadagna? Lo Stato incassa cinque euro e sedici centesimi per metro quadro in concessione annuale: una miseria che non tiene conto dei probabili danni ambientali «Con pochi soldi possono sfruttare ed inquinare l'Abruzzo e l'Adriatico infischiandosene di noi cittadini», risponde Giusto Di Fabio, presidente del Comitato Natura Verde. «Siamo molto preoccupati - gli fa eco Maria Rita D'Orsogna, docente alla California State University at Northridge di Los Angeles - Questo petrolio è di scarsa qualità, pieno di impurità e di zolfo. E' solo speculazione. L'Adriatico impiega 100 anni per ripulire le acque superficiali. E ogni minimo incidente si trasformerebbe in una catastrofe» attesta la scienziata.

Nel capitale di Petroceltic International è recentemente entrato (quota del 22,6%) il gruppo spagnolo Iberdrola, con un aumento di capitale da 55 milioni di dollari, da usare per finanziare le nuove esplorazioni in Adriatico.

Tratto da: La Stampa del 28/10/2008

venerdì 17 ottobre 2008

INCREDIBILE: la spostano davvero!!!!

Da "il Centro" del 16 ottobre 2008: "Nuovo piano per far ripartire la Mare-monti. L’amministrazione comunale tenterà una modifica progettuale per spostare la fascia di rispetto della Riserva Lago di Penne e e «salvare» la strada Mare-monti. togliendo così i vincoli ambientali dall’opera pubblica. Ieri pomeriggio, in Comune, si è svolta la riunione della commissione tecnica presieduta dal sindaco Donato Di Marcoberardino, per studiare un piano che consenta di riprendere i lavori nel cantiere bloccati nel febbraio scorso".